Il design è ovunque?

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Il design è ovunque?

Il design è universale o è una disciplina trasversale che si adatta in base al settore di applicazione?

Al giorno d’oggi il design è ovunque.
Può essere usato, maneggiato, sfruttato, sprecato, riciclato, ma soprattutto visto.

Ci circonda nelle grafiche delle multinazionali, nelle pubblicità, nelle interfacce di un’applicazione o persino nelle copertine dei libri. Tuttavia, questa disciplina non riguarda solo i canali di comunicazione più evidenti. Anche gli oggetti quotidiani sono artefatti di design.

Tutto quello che è progettato per raccontare e informare è design. È un insieme di pratiche molto diverse e difficilmente viene circoscritto in un’unica interpretazione. Dobbiamo, quindi, procedere per ragionamenti e per apparenti incoerenze in base all’ambito interessato.

E nel settore industriale?

Industria e Design

Se le qualità di un artefatto sono determinate da processi definiti, la creazione di più duplicati dello stesso oggetto è invece sempre esistita o quasi.

Predecessore della catena di montaggio di Ford, nel Quattrocento la produzione in serie trova il proprio esponente in Johann Gutenberg (1394 – 1468) con l’invenzione della stampa, che ha posto le basi ad un nuovo paradigma.

Un testo può essere stampato in più copie. esemplari di oggetti industriali ovvero di design.
Dunque, cos’è un processo industriale? E quali caratteristiche dovrebbe avere un oggetto preindustriale?

La differenza potrebbe consistere nella lavorazione manuale o con macchinari, anche se risulta imprecisa. Una riflessione più trasversale considera industriali quelle lavorazioni che impiegano macchine azionate con il vapore o l’elettricità. Questa, invece, è una definizione storica non esaustiva, perché ai pistoni e alle turbine corrispondono anche processi intellettivi.

Prima di Gutenberg esistevano lavorazioni in cui si inchiostrava una matrice a rilievo e la si premeva su una superficie. C’erano varie forme di timbri usati per stampare motivi ricorrenti su tessuti, muri e ceramiche. Non dimentichiamo anche i punzoni, con cui si coniavano monete o si imprimevano fregi su pelli e metalli (rilegature, armature), e i sigilli da premere sulla carta o sulla ceralacca.

Da un semplice timbro, Gutenberg mette a punto un sistema di tanti piccoli timbri di metallo che vengono affiancati fra loro per comporre parole e pagine. Questo procedimento è stato chiamato stampa “a caratteri mobili” perché permette di moltiplicare la produzione.

In tal senso, il processo è industriale: una volta prestabiliti gli elementi necessari all’attività, si tratta solo di duplicare.

L’esatta riproduzione di un oggetto pone le basi alla mentalità progettuale, come sistema di metodologie che prevede a monte la necessità di affiancare vari componenti per creare un artefatto più volte. È così che successivamente il design si diffonde in Occidente con la stampa “tipografica” di Manuzio, il primo a pubblicare un catalogo di tutti i titoli di vendita e i prezzi corrispondenti.

Da ciò si deduce che si possa parlare di design grazie all’economia del Quattrocento e alle esigenze del primo capitalismo. E quello che invece sta cambiando è dato da variabili, quali la scala, la quantità ma soprattutto l’economia odierna.

Nasce così una nuova visione della società e dell’uso degli oggetti quotidiani nei limiti della tecnologia.