La tecnologia può conservare i reperti antichi

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La tecnologia può conservare i reperti antichi

Nell’era dell’ISIS e della realtà virtuale la conservazione dei reperti antichi passa per il Web. Ben Kacyra ne è rappresentante.

Il mondo digitale a soccorso

L’archeologo statunitense di origini irachene Ben Kacyra è inventore del primo laser a scansione 3D portatile. Ha lavorato per anni in ambito civile-commerciale ed è il fondatore di CyArk, un’organizzazione no-profit per la tutela digitale dei beni archeologici. Tra i principali fenomeni causa della perdita dei reperti ci sono atti di terrorismo, incendi, terremoti, alluvioni ed erosioni.

L’idea deriva da un avvenimento che sconvolse profondamente Ben Kacyra.

«Circa dieci anni fa, gli splendidi Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, vennero fatti saltare in aria dai talebani» racconta in un TED talk. «Sparirono in un attimo. Sfortunatamente, non esisteva alcuna documentazione dettagliata su questi Buddha. Rimasi profondamente devastato, e non riuscivo a smettere di interrogarmi sul destino dei miei vecchi amici, i tori alati, e su quello dei moltissimi siti artistici di tutto il mondo».

I Buddha di Bamiyan erano due statue, rispettivamente di 38 e 53 metri, scolpite nelle pareti di roccia nella valle che dava loro il nome, a 230 chilometri dalla capitale dell’Afghanistan, Kabul. Vennero distrutte dai talebani il 12 marzo 2001 in nome della loro battaglia iconoclasta contro l’idolatria.

Lo strumento

Il tool in questione è uno scanner portatile delle dimensioni di un ferro da stiro, che inonda di luce laser i monumenti da memorizzare. Durante il processo misura milioni di punti al secondo e tenta di ricreare l’oggetto con una precisione al millimetro.

Nello specifico, i singoli punti si uniscono tramite software per modellare un reticolo, che a sua volta disegna il profilo 3D del sito di riferimento. Si tratta di una copia digitale in tre dimensioni. Il risultato viene poi colorato, basandosi sulle fotografie reali del reperto.

Questi scenari 3D possono essere usati per ricreare eventuali parti dei reperti ormai perdute per sempre.

Basti pensare che delle sette meraviglie del mondo antico ci è rimasta solo la Piramide di Cheope in Egitto e ciò che conosciamo delle altre deriva da scritti e disegni di molteplici studiosi.

Dunque, che stiamo aspettando? Si parte!