Digital Divide 2018: Italia, fanalino di coda dell’Unione Europea

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Digital Divide 2018: Italia, fanalino di coda dell’Unione Europea

Digital Divide 2018: L’Italia si posiziona al 25° posto fra i 28 Stati membri dell’Unione Europea. Formazione e competenze digitali, i principali obiettivi per il 2019.

Digital Economy and Society Index

L’indice DESI a cura della Commissione Europea rivela i progressi compiuti dagli Stati Membri in termini di connettività, capitale umano, uso dei servizi Internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali.

 

Nello specifico, i 5 indicatori corrispondono rispettivamente a:

  • sviluppo della banda larga;
  • competenze necessarie ad usufruire delle opportunità offerte dalla società digitale;
  • attività svolte grazie a Internet, connettività e digital skills;
  • digitalizzazione aziendale e livello di utilizzo del canale online;
  • digitalizzazione delle PA.

Nel corso dell’ultimo anno l’Italia ha registrato un lieve miglioramento pur rimanendo in 25° posizione come l’anno precedente. Nel 2019, invece, si classifica al 24° posto.

L’integrazione delle tecnologie digitali ed i servizi pubblici digitali sono stati oggetto di interventi mirati a livello nazionale. Tuttavia, l’Italia necessita ancora di un piano di formazione adeguato alle richieste del mercato, soprattutto nei confronti di anziani e persone inattive.

Formazione

Nel 2017 la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della Pubblica Amministrazione ha lanciato il programma “Competenze digitali per la PA” finalizzato alla diffusione di una visione comune sui temi della cittadinanza digitale.

Per i giovani inoccupati (NEET), invece, ci sono stati ulteriori finanziamenti sia da parte di privati che del Fondo Sociale Europeo. Il progetto prevedeva un corso iniziale finalizzato all’acquisizione di competenze digitali seguito da un tirocinio. I numeri parlano chiaro: per esempio, in 2 anni più di 6.500 aziende hanno formato 105.000 giovani.

Per di più, il Ministero dell’Istruzione nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) ha intensificato il sistema “Alternanza Scuola-Lavoro” con partner industriali per circa 1,3 milioni di studenti delle scuole superiori.

Dal 2018 ci sono anche i crediti d’imposta sulle spese incrementali sostenute per iniziative di formazione a tema Industria 4.0.

A tal proposito, l’obiettivo è stimolare gli investimenti aziendali per il personale nelle discipline aventi oggetto le tecnologie rilevanti per il processo di digitalizzazione previsto dal “Piano nazionale Impresa 4.0”.

Ad oggi, con la Legge di Bilancio 2019 la disciplina del credito d’imposta per la formazione 4.0 viene modificata. In realtà, le soglie e le aliquote dell’incentivo vengono differenziate in base alla dimensione dell’ente beneficiario:

  • piccole imprese: il credito d’imposta viene attribuito nella misura del 50% delle spese ammissibili, fermo restando il limite massimo annuale di 300.000 euro;
  • medie imprese: il credito d’imposta spetta in misura pari al 40% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300.000 euro;
  • grandi imprese: il credito d’imposta è attribuito nel limite massimo annuale di 200.000 euro e nella misura del 30%.