Chi è lo Smart Worker italiano?

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Chi è lo Smart Worker italiano?

Lo Smart Working in Italia è un fenomeno che coinvolge sempre più imprese e lavoratori “Smart Worker”, mostrando grandi potenzialità di espansione.

Gli Smart Worker in Italia

Negli anni Novanta si iniziarono sperimentazioni di telelavoro dalla Pubblica Amministrazione a contesti aziendali medio-grandi con centri satellite, lavoro da casa o lavoro nomadico degli Smart Worker. Ciò che emerse fu, innanzitutto, la diffusione capillare di strumenti informatici connessi tra loro in rete e l’affermarsi della società in rete. Oggi, invece, si parla di Smart Working.

Con il termine “smart worker” si intende la persona che lavora dove vuole e dove serve senza un piano orario prestabilito per svolgere ovunque la propria attività. L’aggettivo “smart” è, quindi, connesso alla dimensione di facilità ed agilità di esecuzione degli incarichi.

Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano nel 2018 gli smart worker italiani sono 480mila. Questi lavoratori sono prevalentemente di genere maschile (76%), appartenenti alla Generazione X (50% fra i 38 e i 58 anni) e residenti del Nord-Ovest del Bel Paese (48%).

Le principali motivazioni che inducono i lavoratori ad aderire allo Smart Working sono:

  • la possibilità di evitare lo stress durante gli spostamenti casa-ufficio (46%);
  • il miglioramento del proprio equilibrio tra vita privata e professionale (43%);
  • l’aumento della qualità dei risultati (41%);
  • l’incremento della propria efficienza (38%);
  • la crescita della motivazione professionale (36%);
  • l’intenzione di ridurre l’impatto ambientale (33%).

Smart Working nelle grandi imprese e nella Pubblica Amministrazione

A tal proposito, l’Osservatorio ha analizzato 183 realtà di grandi dimensioni con più di 250 dipendenti. In un’impresa su due (56%) sono presenti progetti strutturati di Smart Working:

  • il 16% di essi è in fase di sperimentazione e sta sviluppando un progetto pilota di circa 6 mesi;
  • il 44% è in fase di estensione a una platea più ampia;
  • il restante 40% dei progetti coinvolge tutti coloro che possono essere inclusi nell’iniziativa;
  • il 13% delle realtà non intende sviluppare iniziative in tal senso.

Su un campione di 358 PA con più di dieci addetti, invece, si è registrata una leggera crescita nella diffusione di progetti di Smart Working:

  • l’8% che ha già avviato progetti strutturati contro il 5% del 2017;
  • l’1% ha attivato iniziative informali;
  • un altro 8% prevede progetti dal 2019;
  • il 36% non ha attivato alcun progetto di Smart Working anche se è probabile la sua introduzione in futuro;
  • il 38% è incerta;
  • il 6% non è interessata.

Tra i principali ostacoli ci sono la gestione del cambiamento organizzativo, le procedure burocratiche, la limitata conoscenza degli approcci per l’introduzione dello Smart Working, la scarsa consapevolezza dei benefici ottenibili e le attività poco digitalizzate.