Convergenza al digitale: Le teorie di Shannon e Negroponte

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Convergenza al digitale: Le teorie di Shannon e Negroponte

Il progresso tecnologico, che ci ha condotti ai media digitali, si compone di molteplici teorie dell’informazione. Oggi diamo la parola agli studiosi Shannon e Negroponte che ci illustreranno la convergenza al digitale.

Chi l’avrebbe mai detto che i sistemi dell’informazione e della comunicazione sarebbero confluiti su una dimensione virtuale comune. Quest’idea prende forma negli anni Sessanta, quando Anthony Oettinger, professore presso l’università di Harvard, diffonde il neologismo Compunication per indicare la sovrapposizione dei sistemi informatici e delle telecomunicazioni.

Tale termine andrà poi ad indicare negli Stati Uniti un concetto che per gli europei corrisponderà a quello di Telematique di Nora e Minc (1978). Le due nozioni, a partire dalla loro derivazione etimologica, riflettono due approcci completamente diversi alla globalizzazione e al fenomeno di Compunication.

Il punto di vista americano pone l’accento sull’aspetto tecnologico del computer; mentre quello europeo sottolinea che la telematica trasporta informazioni e non corrente. Una prima definizione di convergenza al digitale la dobbiamo però a Nicholas Negroponte, fondatore di MediaLab (MIT), laboratorio di ricerca sui sistemi della comunicazione.

Le teorie di Negroponte supportano l’idea di una convergenza supportata da un’infrastruttura comune e da nuove modalità di trasmissione dei messaggi.

Secondo lo studioso, le informazioni possono essere convertite in forma digitale e soggette alla convergenza, quale base della multimedialità indipendente dai confini geografici e dalle caratteristiche dei mezzi di comunicazione. Si colloca così sul fronte dottrinale dell’informatica con Claude Shannon, fondatore della Teoria Matematica dell’Informazione ed il primo ad introdurre la distinzione tra forma e significato nel processo comunicativo.

Ha affermato che l’informazione è tutto ciò che può consentire di ridurre il nostro grado di incertezza su un evento che si può verificare.

A tal fine, ha diffuso la parola bit nell’articolo “A Mathematical Theory of Communication” sul Bell System Technical Journal nel 1948, riconoscendo il suo ruolo centrale nel processo della comunicazione e dando origine alla convergenza digitale attuale.

Secondo la teoria non sono un’esclusiva dei nuovi media la multidirezionalità e la simultaneità della comunicazione, così come la trasmissione dei dati in rete o l’accesso a dimensioni virtuali, poiché un qualunque processo comunicativo include cinque elementi di base:

un mittente che produce un messaggio da comunicare;
un trasmettitore che codifica il contenuto per farlo trasmettere su un canale di comunicazione;
un canale;
un ricevitore che riceve e codifica le informazioni per ricostruire il messaggio;
un destinatario al quale arrivano i dati.

Si comincia, così, a distinguere la sfera “tecnica” della comunicazione da quella dei contenuti semantici per una migliore comprensione del processo di trasferimento dati. Non esiste più il concetto di media associato ad una sola funzione, bensì un unico flusso informativo in grado di svolgere più operazioni contemporaneamente.