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Siamo chiamati a comprendere il rapporto tra l’AI e la Carbon Footprint per favorire un cambiamento di rotta ecosostenibile nella vita quotidiana e lavorativa.

La Carbon Footprint è una misura che esprime in CO₂ equivalente le emissioni di gas ad effetto serra associate ad un prodotto, servizio o ente. Da anni le aziende si impegnano a definire un management per la riduzione delle medesime e l’utilizzo di tecnologie a basso contenuto di carbonio.
Per esempio, elaborare stringhe di codici, per far funzionare gli algoritmi dell’Artificial Intelligence, richiede un elevato fabbisogno energetico e l’impatto sull’ambiente può essere rilevante. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’università MIT che eseguendo una valutazione sull’energia necessaria ad “addestrare” un’AI, hanno rilevato emissioni pari a 284 tonnellate di anidride carbonica.

In termini di Carbon Footprint, è una quantità equivalente a quasi cinque volte quella emessa nella vita media di un’auto americana (produzione inclusa).

Per ridurre i consumi del training, sono nati circuiti diversi dall’approccio convenzionale che mappano la struttura delle reti neurali e le caratteristiche delle sinapsi biologiche. Un successo è il software Open Source CodeCarbon, nato dalla collaborazione di Mila, Bcg Gamma, Boston Consulting Group, Haverford College e Comet.ml, che quantifica nel complesso la CO₂ prodotta dalle risorse di calcolo per ridurre gli accessi alle infrastrutture Cloud.

Investendo su asset tecnologici all’avanguardia che cercano di attenuare l’impatto ambientale, ci sono benefici non solo per la comunità, ma anche per le aziende e i lavoratori. Anche Dedicated presta attenzione alla Carbon Footprint, favorendo lo Smart Working, utilizzando uffici ad elevata efficienza energetica e scegliendo fornitori con certificazioni ambientali.

Sono importanti abitudini che ci guidano nel creare uno scenario sostenibile, trasparente e socialmente consapevole.
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